Queste pagine sono dedicate a voi e ai vostri figli che vanno in piscina. Vi accompagneranno nel compito bello, ma non privo di difficoltà, di avvicinarvi con lui al nuoto. Certamente la vostra scelta è stata felice: da anni, ormai, studiosi in diversi campi, hanno dimostrato l’importanza fondamentale che riveste, per il bambino, la pratica di questo sport, non solo da un punto di vista fisico, ma anche psicologico e sociale. Nelle righe che seguono ci proponiamo di suggerirvi il modo pi˜ sereno per affrontare quei problemi che vi interessano da vicino. Leggete con attenzione: se avete dei dubbi potrete mettervi in contatto con la Direzione dell’A.S.Park Club.Siamo nati per esservi di aiuto nel fare del nuoto un momento di gioia, di crescita, di affettuoso dialogo con il vostro bambino.
LA PAURA
Uno dei primi problemi che il vostro bambino può incontrare in piscina é la paura dell’acqua. Non preoccupatevi: capita spesso e per motivi più svariati, riferibili sia alla personalità del bambino che all’ambiente attorno a lui. Non forzatelo; rispettate i suoi tempi di apprendimento, non fate inutili e dannosi confronti con i compagni. La possibilità di superare il momento difficile dipende anche da voi; con una collaborazione serena con l’istruttore basata sulla fiducia, con un attegiamento rassicurante e con il dialogo continuo con il bambino, lo aiuterete a vincere la paura. Lo vedrete muoversi nell’acqua con più sicurezza!
LA NOIA
Se dopo le prime lezioni il vostro bambino vi chiede di rimanere a casa , perché dice di essere stanco, che ha tanti compiti, che in piscina fa freddo, che l’istruttore grida.. che cosa fare? Cosa può essere successo, se le prime volte andava con tanto entusiasmo? Questa situazione si riscontra con una certa frequenza e, in genere, non dipende da un rifiuto per il nuoto in sé, quanto alla concomitanza di diversi fattori. Probabilmente il bambino ha incontrato delle difficolà: magari gli orari interferiscono con i suoi impegni di scuola e le sue abitudini di gioco, oppure qualcosa non funziona nei primi contatti con l’ambiente, nel rapporto con i coetanei. Se allora vedete diminuire l’entusiasmo iniziale, non permettete che il bambino si allontani dalla piscina: parlatene all’istruttore e risolvete, insieme a lui, il problema.
AGONISMO
Pensate con sincerità: cosa provate nel vedere gareggiare vostro figlio? Il segnale di partenza, le prime bracciate, la virata… che patemi! E’ l’esperienza che più vi lega.Fate attenzione, però, a non aspettarvi troppo proiettando incosciamente su di lui le vostre aspirazioni: in questo caso all’ansia della gara si aggiungerebbe la paura di deludervi e, in tempi più lunghi, questa somma di angosce potrebbe addirittura originare una crisi di rigetto verso la stessa attività sportiva. Il compito più delicato Ë il vostro, cari genitori: nel gioco della gara stargli vicino deve significare solo rassicurarlo, parlare con serenità del risultato, consolarlo nel caso e mai rimproverarlo o fare confronti con compagni pù forti o porgli traguardi troppo ambiziosi.Solo così l’incontro col nuoto rimarrà, per il vostro bambino, una pura meravigliosa esperienza!
EDUCAZIONE
Quanti genitori hanno mai pensato che, nuotando, il bambino possa imparare meglio anche a leggere, a contare, a scrivere? Eppure attente ricerche hanno dimostrato come il muoversi nell’acqua abbia il potere di stimolare funzioni utili negli apprendimenti scolastici. Un esempio per tutti: imparare a leggere significa, tra l’altro, imparare le nozioni di spazio (destra, sinistra, avanti, indietro, sopra, sotto…); nuotando il bambino vive questi concetti, li apprende naturalmente, non può confonderli nè dimenticarli perchè la pratica risolve più dubbi della teoria. Come abbiamo detto, questo è solo un esempio: a voi e agli insegnanti dei vostri bambini il piacere di verificare, giorno dopo giorno, la validità delle nostre affermazioni.